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Nessun rimborso IRAP per l’erogazione di elevati compensi a terzi

DICHIARAZIONI
17.02.2017
Ai fini IRAP, è soggetto all’imposta il professionista che, per prestazioni afferenti l’esercizio della propria attività, eroga elevati compensi a terzi (Corte di Cassazione – Ordinanza 13 febbraio 2017, n. 3716).

La Suprema Corte rigetta il ricorso del contribuente dottore commercialista proposto nei confronti dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia, avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di una cartella di pagamento emessa per IRAP dovuta – è stata riformata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso dello stesso.

 Per il ricorrente i giudici della CTR hanno ritenuto erroneamente assoggettabile ad IRAP l’attività professionale svolta senza l’ausilio di dipendenti e con beni strumentali di modesto valore, afferendo inoltre i compensi corrisposti a terzi ai costi sostenuti per “una società terza per prestazioni relative ad operazioni contabili e quindi non afferenti all’organizzazione dell’attività professionale”.

La Cassazione ha affermato che l’IRAP coinvolge una capacità produttiva “impersonale ed aggiuntiva” rispetto a quella propria del professionista e l’esercizio delle attività di lavoro autonomo è escluso dall’applicazione dell’IRAP solo qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata; il requisito della autonoma organizzazione – il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità solo se congruamente motivato – ricorre quando il contribuente, per quanto qui interessa, impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.

La stessa Corte a Sezioni Unite ha poi, di recente, affermato il seguente principio di diritto: “Con riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione – previsto dall’art. 2 del d.lgs. 15 settembre 1997, n. 446 -, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente; a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive Con riguardo specifico, poi, all’impiego non occasionale di lavoro altrui, costituente una delle possibili condizioni che configurano l’esistenza di un’autonoma organizzazione, questa Corte ha già affermato che è soggetto ad Irap il professionista che, per prestazioni afferenti l’esercizio della propria attività, eroga elevati compensi a terzi, restando indifferente il mezzo giuridico utilizzato e, cioè, il ricorso a lavoratori dipendenti, a una società di servizi o un’associazione professionale.

La sentenza della CTR risulta conforme a detti principi di diritto, avendo affermato che l’attività professionale era assoggettabile ad IRAP, essendo evincibile l’autonoma organizzazione dell’attività professionale dal fatto che i compensi a terzi erano attinenti a gestione di contabilità per conto dello studio (dottore commercialista) e comunque potevano considerarsi elevati ed implicanti conseguentemente un utilizzo non occasionale.







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