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Contributi in occasione della cessazione del rapporto di lavoro

DICHIARAZIONI
18.12.2017
Le somme corrisposte dal datore di lavoro al lavoratore a seguito di accordi transattivi raggiunti in occasione della cessazione del rapporto di lavoro non sono assoggettabili a contribuzione,
se scollegate dal predetto rapporto.
La Corte di Cassazione, con la sentenza 23.11.2017, n. 27933, respinge il ricorso dei lavoratori che chiedevano il riconoscimento dei contributi sulle somme ricevute dal datore di lavoro in via transattiva e in aggiunta al trattamento di fine rapporto.
L'art. 12 della legge n. 153/1969, come modificato dal D.Lgs. n. 314/1997, esclude dalla base imponibile ai fini del calcolo dei contributi dovuti agli enti di previdenza ed assistenza le somme corrisposte in occasione della
cessazione del rapporto di lavoro al fine di incentivare l'esodo dei lavoratori nonché quelle “la cui erogazione trae origine dalla predetta cessazione, fatta salva l'imponibilità dell'indennità sostitutiva del preavviso” (c. 4, lett. b)).
La citata sentenza n. 27933/2017 si sofferma, in particolare, su quest'ultimo punto, accentuando l'esigenza che le somme erogate, per essere escluse dalla base imponibile, siano disancorate dal preesistente rapporto di lavoro.
Come già in precedenza sancito dalla stessa Suprema Corte, qualora sia intervenuta una conciliazione giudiziale relativa alla definizione delle pendenze riconducibili alla cessazione ed estinzione del rapporto di lavoro subordinato
sottostante, il negozio transattivo stipulato tra le parti ha natura novativa
in quanto costituisce l'unica ed originaria fonte dei diritti e degli obblighi successivi alla risoluzione. Pertanto, tale importo non può essere computato per la determinazione della base imponibile per il calcolo dei contributi di previdenza ed assistenza sociale (Cass. sez. lav.23.09.2010 n. 20146; Cass. sez. lav. 14.06.2006, n. 13717).
È necessario, quindi,distinguere all'interno di un accordo transattivo quelle che sono le poste di sicura natura retributiva e di collegamento intrinseco al sottostante rapporto di lavoro, al fine del loro assoggettamento ad
imposizione contributiva. Nel caso di specie erano molti, secondo la Corte di Cassazione, gli elementi che inducevano a ritenere che le somme
erogate in esecuzione dell'intervenuta transazione fossero svincolate dal pregresso rapporto di lavoro stipulato tra le parti, ed è interessante richiamarne alcuni in quanto parametri utili per distinguere la funzione novativa o meno dell'accordo transattivo:
• tutti i lavoratori avevano formulato in via stragiudiziale, nel corso degli anni e in occasione della risoluzione del rapporto di lavoro, analoghe rivendicazioni
 concernenti il riconoscimento ai fini pensionistici del biennio per l'abilitazione
professionale e dell'anno di pratica previsti per i dipendenti delle categorie tecniche e segnatamente della categoria dei legali dal Regolamento all'epoca vigente;
• il riconoscimento dei diritti al
risarcimento dei danni alla professionalità ed alla immagine;
• la rinuncia ad una serie indefinita di emolumenti indicati a titolo esemplificativo e non esaustivo;
• identità della somma erogata a ciascuno di loro a fronte di analoghe
rinunce formulate da personale avente diverse vicende professionali;
corresponsione una tantum della somma, quindi, senza riferimento ai presunti diritti azionati a far tempo dagli anni;
• infine, le parti avevano definito esplicitamente l'accordo concluso come novativo. Elemento, anche questo assolutamente di rilievo.







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